L’alpino Albino Moret, nato in provincia di Treviso nel 1923, ma abitante ai Pescatori, l’8 settembre 1943 si trovava in Montenegro con il Battaglione Exilles della Taurinense, quando fu catturato dai tedeschi e deportato a Königsberg, dove con altri alpini rifiutò di aderire alla R.S.I.
Fu trasferito a Buchenwald e poi, il 13 ottobre 1943, al Campo di Concentramento Dora-Mittelbau (vicino alla cittadina di Nordhausen), dove furono scavate due gallerie sotto la collina Kohlnstein per ospitare la grandiosa officina del Reich per la produzione delle bombe volanti V-1 e i missili V-2.
Albino per nove mesi visse e lavorò come minatore in galleria. Vide la luce del sole il 15 dicembre 1943 quando le S.S. fucilarono 7 alpini che avevano scioperato per la scarsa quantità di cibo data ai minatori. Erano: Giuseppe Baccanelli, Erminio Bianchet, Giacomo Denoni, Elisio Flematti, Carlo Mossoni, cap.le Ernesto Moz e Giovanni Sola.
Quando incominciarono ad essere prodotte le “armi della vittoria”, Albino fu trasferito nel sotto-campo Ellrich sempre addetto a lavori edilizi. Il 3-4 aprile, all’avanzare delle truppe Alleate, le S.S. iniziarono l’evacuazione del Lager Dora e Albino fu coinvolto in una “marcia della morte” che lo portò fino a Malchow dove il 2 maggio fu liberato dall’Armata Rossa. Il 30 agosto ritornò a casa.
Dagli anni 1984 in avanti Albino è stato un “testimonial” delle sofferenze patite nel Lager Dora e, divenuto cittadino onorario della città di Moncalieri, accompagnò viaggi di studenti a visitare quelle “caverne in cui era stato sepolto vivo durante la sua prigionia”.



