25 aprile 1945, la vittoria sul nazifascismo, raccontata dai protagonisti.

Nella mattinata di lunedì 27 aprile il Cinema Gobetti era “tutto esaurito” per la proiezione del docufilm “26.4 – La strada della Libertà” di cui Franco Brunetta è autore della sceneggiatura e regista. Gli “spettatori” erano gli studenti delle classi terze delle scuole medie “Carlo Alberto Dalla Chiesa” e “Silvio Pellico”. L’evento, organizzato dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con le istituzioni scolastiche nell’ambito delle manifestazioni celebrative dell’81° della Liberazione, é stato introdotto dalla prof.ssa Stella Cogo e dal consigliere Ugo Brunetta, che, con orgoglio, ha sottolineato il contributo offerto dal compianto figlio Alan alla realizzazione della colonna sonora del docufilm.

Prof.ssa Stella Cogo, consigliere Ugo Brunetta e il regista e sceneggiatore Franco Brunetta 2026-04-27
Prof.ssa Stella Cogo, consigliere Ugo Brunetta e il regista e sceneggiatore Franco Brunetta 2026-04-27

Franco Brunetta, rivolgendosi ai duecento giovani, ha spiegato come “26.4 – La strada della Libertà” documenti una delle pagine più gloriose del nostro recente passato: quando i partigiani scesero a liberare Torino. Ha affermato:

“Siamo abituati a commemorare accanto alle loro lapidi i tanti, eroici partigiani uccisi durante la lotta di Liberazione; ebbene oggi, invece, celebriamo la loro vittoria sul nazifascismo, che é costata tanti sacrifici”.

Il film, infatti, ripercorre in 46 intensi minuti i luoghi dello storico cammino iniziato nell’irripetibile notte in cui Aldo disse: “26 x 1” e conclusosi con la Liberazione del capoluogo piemontese.

Il percorso è quello seguito nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1945 dai partigiani partiti da Canavese, valli di Lanzo e di Corio per raggiungere Torino e contribuire alla cacciata di fascisti e tedeschi. Un viaggio straordinario raccontato dagli ultimi protagonisti e ricostruito, dopo anni di ricerche, da Franco Brunetta attraverso significativi documenti e filmati d’archivio.

2026.04.27 - Proiezione al Cinema Gobetti di San Mauro
2026.04.27 – Proiezione al Cinema Gobetti di San Mauro

Da parte dei ragazzi c’é stata molta partecipazione e attenzione responsabile e alla fine hanno omaggiato la proiezione con numerosi e calorosi applausi. Alle domande per approfondire i fatti narrati e che rappresentano i fondamentali della celebrazione del 25 aprile, Franco Brunetta ha risposto coinvolgendo ancora di più gli studenti, che all’uscita lo hanno ringraziato per avergli offerto una così insolita ed emozionante lezione di Storia per immagini.

Franco Brunetta dialoga con i ragazzi
Franco Brunetta dialoga con i ragazzi

Il docufilm può essere visto gratuitamente al seguente indirizzo web:
https://openddb.it/film/26-4-la-strada-della-liberta/ dopo aver eseguito la registrazione sul sito.

Albino Moret, sanmaurese, alpino, prigioniero e minatore a scavare le gallerie del campo di stermino per lavoro di Dora-Mittelbau, dal 13 ottobre 1943 al 2 maggio 1945.

L’alpino Albino Moret, nato in provincia di Treviso nel 1923, ma abitante ai Pescatori, l’8 settembre 1943 si trovava in Montenegro con il Battaglione Exilles della Taurinense, quando fu catturato dai tedeschi e deportato a Königsberg, dove con altri alpini rifiutò di aderire alla R.S.I.

Fu trasferito a Buchenwald e poi, il 13 ottobre 1943, al Campo di Concentramento Dora-Mittelbau (vicino alla cittadina di Nordhausen), dove furono scavate due gallerie sotto la collina Kohlnstein per ospitare la grandiosa officina del Reich per la produzione delle bombe volanti V-1 e i missili V-2.
Albino per nove mesi visse e lavorò come minatore in galleria. Vide la luce del sole il 15 dicembre 1943 quando le S.S. fucilarono 7 alpini che avevano scioperato per la scarsa quantità di cibo data ai minatori. Erano: Giuseppe Baccanelli, Erminio Bianchet, Giacomo Denoni, Elisio Flematti, Carlo Mossoni, cap.le Ernesto Moz e Giovanni Sola.

Quando incominciarono ad essere prodotte le “armi della vittoria”, Albino fu trasferito nel sotto-campo Ellrich sempre addetto a lavori edilizi. Il 3-4 aprile, all’avanzare delle truppe Alleate, le S.S. iniziarono l’evacuazione del Lager Dora e Albino fu coinvolto in una “marcia della morte” che lo portò fino a Malchow dove il 2 maggio fu liberato dall’Armata Rossa. Il 30 agosto ritornò a casa.


Dagli anni 1984 in avanti Albino è stato un “testimonial” delle sofferenze patite nel Lager Dora e, divenuto cittadino onorario della città di Moncalieri, accompagnò viaggi di studenti a visitare quelle “caverne in cui era stato sepolto vivo durante la sua prigionia”.

Albino Moret, testimone della deportazione e del lavoro forzato a Dora-Mittelbau
Albino Moret, testimone della deportazione e del lavoro forzato a Dora-Mittelbau

Dicembre 1943 – Febbraio 1944, arresto di Segre Lelio Leone Davide e di Roberto Segre, abitanti in via delle Pietre.

Superata la frazione Pescatori appena prima della punta della salita di Sant’Anna, al n.3 di Via delle Pietre è visibile la villetta dove abitò la famiglia Segre Lelio Leone Davide proveniente da Saluzzo – Torino. A San Mauro fu registrata il giorno del censimento della razza il 22 agosto 1938, appena prima della promulgazione delle leggi razziali.

Albero genealogico delle ultime tre generazioni della famiglia Segre Lelio Leone Davide: evidenziati i membri che perirono per la persecuzione razzista (Elaborazione dell’autore)
Albero genealogico delle ultime tre generazioni della famiglia Segre Lelio Leone Davide: evidenziati i membri che perirono per la persecuzione razzista (Elaborazione dell’autore)

Nel dicembre 1943 Lelio Leone Davide Segre viene prelevato dai tedeschi e rinchiuso nel carcere di Torino. Viene poi deportato ad Auschwitz e risulta deceduto in luogo ignoto il 20 febbraio 1944, probabilmente ucciso dopo la selezione.

Il 18 gennaio 1944 Roberto Mario Segre è arrestato a Torino dalla GNR. Il 6 aprile 1944 la responsabilità della sua detenzione passa alla Polizia di Stato Germanica, che, il 19 settembre 1944, ne decide il trasferimento al I Braccio S.S. Germanico.

Scheda di Roberto Segre, Carceri “Le Nuove”, arrestato dalla Guardia Nazionale Repubblicana GNR
Scheda di Roberto Segre, Carceri “Le Nuove”, arrestato dalla Guardia Nazionale Repubblicana GNR
Scheda di Roberto Segre, Carceri “Le Nuove”: consegna al I Braccio S.S. Germanico
Scheda di Roberto Segre, Carceri “Le Nuove”: consegna al I Braccio S.S. Germanico

Roberto verrà tradotto a Bolzano e da qui il 24 ottobre 1944, sul convoglio n.18, verrà deportato ad Auschwitz, che raggiungerà il 28 successivo, scomparendo probabilmente ucciso durante il viaggio o dopo la selezione.

Pietre d'inciampo, a ricordo di Segre Leone Davide e Roberto, poste durante la cerimonia del 30.01.2021 sulle due scalinate di accesso al palazzo comunale di San Mauro.
Pietre d’inciampo, a ricordo di Segre Leone Davide e Roberto, poste durante la cerimonia del 30.01.2021 sulle due scalinate di accesso al palazzo comunale di San Mauro.

Le notizie sono tratte dal mio libro “Sanmauresi nella Resistenza: tracce e percorsi”, Araba Fenice libri, 2024.

 

 

Il 26 ottobre 1944, all’imbocco di Valle Scursatone, resta ucciso il piccolo Nicola Penasso, vittima innocente.

L’imbocco della Valle Scursatone, verso Castiglione, si trova ancora in territoriosanmaurese, ed è qui che avviene il fatto drammatico accaduto il 26 ottobre 1944.

Così lo descrive don Brovero.1

Questa sera, alle ore diciassette, i Patrioti della brigata Garibaldi, dislocata nei boschi di San Martino, nell’intento di bloccare una macchina sulla quale viaggiavano quattro ufficiali tedeschi, hanno ucciso, presso l’imbocco della ValleScursatone, un ragazzo di dodici anni: Penasso Nicola. Gli ufficiali si recarono a Gassino, in municipio e in caserma, a denunciare la sparatoria. Per fortuna il caso era avvenuto in territorio di San Mauro.


Penasso è anche il nome dell’omonima cascina che si trova nella zona, già fatta oggetto di bombardamenti alleati il 26 agosto 1940. Guido, il padre di Nicola, e Nicola erano insieme quando avvenne la tragedia.
La testimonianza raccolta da Renzo Masiero precisa:2

I cugini di Nicola, Luciano e Bruno, da me rintracciati, mi hanno rilasciato le seguenti informazioni:
Nicola aveva due sorelle, Irma e Maria e, in riferimento all’incidente sostengono che papà Guido non fosse stato ferito nella circostanza e che in quell’occasione egli guidasse un carro trainato da una mucca e non si fosse reso conto che il suo figliolo, seduto sulla parte posteriore, era stato colpito da una pallottola e solo all’allarmarsi degli astanti si rese conto dell’accaduto.


Il piccolo Nicola fu subito sepolto nel cimitero di San Mauro.
Guido e Nicola Penasso sono presenti nella base dati di Istoreto, da cui risultano residenti a Gassino Torinese. Guido ha la qualifica di Invalido Civile mentre Nicola è Caduto Civile. La causa indicata è, però, una rappresaglia dei nazifascisti, che contraddice le testimonianze appena riportate.

Il testo è tratto dal mio libro “Sanmauresi nella Resistenza: tracce e percorsi”, ArabaFenice, 2024.

  1. Mons. Giuseppe Brovero da Marene fu tra i parroci del Comune di Castiglione: nel 1936 vice parroco, nel 1939 Vicario e nel 1944 Prevosto. []
  2. La testimonianza è tratta dal Libretto “Sacrario di San Mauro Torinese” pubblicato inoccasione di traslazione della salma di Nicola, il 19 ottobre 2022, a cura del“Laboratorio di studi sanmauresi” e scritto e prodotto da Renzo Masiero. []

Il 24 settembre 1944 in uno scontro a Torre Mondovì fra la Brigata Val Casotto e i tedeschi viene ucciso il sanmaurese Renato Glaray (Tenente Renato)

Nel mese di settembre 1944 diverse sono le azioni della Brigata Val Casotto, in cui Renato è Comandante di Distaccamento e Commissario di Brigata, fino a quando

il 24, a Torre avviene lo scontro con una pattuglia tedesca. Sono presenti Glaray Renato e Lubatti Giuseppe. Il primo viene ucciso, mentre il secondo rimane solamente ferito e verrà fucilato ad Altare il 3 di novembre.


Il Sacrario Partigiano a Bastia Mondovì, inaugurato nel 1947, custodisce i resti di diversi caduti della guerra di Liberazione e ricorda i nominativi dei caduti del 1° Gruppo Divisioni Alpine delle Formazioni Autonome che combatterono in zona. In una delle 831 lapidi, è anche ricordato Renato Glaray.
Vista della Cappella di San Bernardo del Sacrario dei partigiani a Bastia di Mondovì e ingrandimentodella lapide che ricorda Renato Glaray (Renato) nel Sacrario.
Vista della Cappella di San Bernardo del Sacrario dei partigiani a Bastia di Mondovì e ingrandimentodella lapide che ricorda Renato Glaray (Renato) nel Sacrario.

Renato Glaray (Renato), militò nella Banda Valle Stura dall’inizio di maggio alla fine di agosto 1944. Il mese di settembre lo vide come Comandante di Distaccamento (Capitano) e Commissario di Brigata nella 4ª Divisione Alpi fino a quando cadde in combattimento il 24 settembre 1944 a Torre Mondovì.

Foglio Notizie rilasciato dalla Commissione Regionale Riconoscimento QualificaPartigiani che hanno operato in Piemonte, in cui si legge il ruolo partigianoriconosciuto di (Capitano) Commmis. di Brigata.
Foglio Notizie rilasciato dalla Commissione Regionale Riconoscimento QualificaPartigiani che hanno operato in Piemonte, in cui si legge il ruolo partigianoriconosciuto di (Capitano) Commmis. di Brigata.

Renato Glaray non è ricordato a San Mauro nella colonna del monumento ai caduti per laguerra di Liberazione, ma solo nel Viale della Rimembranza.

Fotografie e testo sono tratti dal mio libro “Sanmauresi nella Resistenza: tracce epercorsi”, Araba Fenice, 2024.